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mercoledì 20 marzo 2013

La Medusa Immortale

Si immagini un organismo capace di premere il tasto "reset" ogni volta che la vita si fa dura o la vecchiaia avanza. 
Nel mondo biologico, questo scenario fantascientifico ha un nome: Turritopsis dohrnii, meglio conosciuta come la medusa immortale.
Normalmente, una medusa segue un percorso lineare:
Larva: nasce come una piccola cellula ciliata.
Polipo: si ancora al fondale marino, somigliando a un piccolo anemone.
Medusa: raggiunta la maturità, si stacca e fluttua liberamente per riprodursi e, infine, morire.
La Medusa Immortale rompe questo schema. 
In presenza di forti stress ambientali, carestia o semplice vecchiaia, questa creatura non muore. 
Innesca invece un processo chiamato transdifferenziamentoLe cellule della medusa (la forma adulta) non si limitano a rigenerarsi, ma cambiano identità. Le cellule specializzate dei tentacoli o della campana tornano a essere cellule staminali e poi si trasformano nuovamente in un polipo. È l'equivalente biologico di una farfalla che torna a essere un bruco, o di un anziano che regredisce allo stato di neonato.
L'immortalità biologica non indica l'invulnerabilità. 
La medusa può comunque essere mangiata da un predatore o uccisa da una malattia. Tuttavia, non muore di "vecchiaia" in senso cronologico.
Durante il transdifferenziamento, il DNA della medusa viene "resettato". 
Le cellule adulte perdono la loro funzione specifica e ne acquisiscono una nuova, permettendo la ricostruzione dell'intero organismo da zero.
Teoricamente, questo ciclo può essere ripetuto all'infinito, rendendo l'organismo potenzialmente eterno dal punto di vista genetico.
Studiare la medusa immortale non serve solo a soddisfare la curiosità.
La capacità di queste cellule di cambiare natura e "ringiovanire" è al centro della ricerca sulla medicina rigenerativa e sullo studio delle patologie legate all'invecchiamento cellulare e ai tumori.


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