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giovedì 31 gennaio 2013

Socrate

Socrate, filosofo dell'antica Grecia, non è stato un professore polveroso, ma piuttosto il "rompiscatole" più geniale della storia.
"So di non sapere" è la sua frase chiave: mentre tutti gli altri filosofi del tempo facevano a gara a chi ne sapeva di più, Socrate sosteneva che la vera sapienza iniziasse dal riconoscimento della propria ignoranza. 
Solo chi ammette di non sapere nulla è spinto a cercare la verità. 
Chi crede di avere già la verità in tasca, invece, è mentalmente pigro e arrogante.
Socrate diceva spesso di aver ereditato il mestiere da sua madre, che era un'ostetrica. 
Ma mentre lei aiutava a far nascere i bambini, lui aiutava le persone a far partorire le idee
Non teneva lezioni, ma insegnava facendo una raffica di domande mirate, portava il suo interlocutore a contraddirsi e poi, lentamente, a trovare la risposta dentro di sé.
Socrate non "insegnava" nulla; costringeva l'altro a pensare con la propria testa.
Per Socrate, la cosa più importante non erano i soldi, la fama o il potere, ma la salute della propria anima.
Com'è comprensibile, Socrate finì per farsi molti nemici. 
Fu accusato di corrompere i giovani e di non credere agli dei della città.
Invece di scappare o ritrattare, accettò la condanna a morte bevendo la cicuta
Per lui la coerenza verso le proprie leggi e la propria missione educativa era più importante della vita stessa. 
Morì per difendere il diritto di ogni uomo a farsi domande.
Socrate ha insegnato che la filosofia non è un manuale di risposte, ma lo sforzo costante di farsi le domande giuste.


mercoledì 30 gennaio 2013

Lo Squalo della Groenlandia

Lo Squalo della Groenlandia è uno degli animali più incredibili e strani del pianeta.
È il vertebrato più longevo della Terra
Mentre gli esseri umani considerano i 100 anni un traguardo straordinario, questo squalo può vivere tranquillamente tra i 272 e i 400 anni
Perché vive così a lungo? Il segreto è il freddo estremo (circa 0-2°C). 
Le basse temperature rallentano il suo metabolismo a livelli quasi impercettibili; è come se vivesse la vita al rallentatore. 
Non è un predatore scattante come lo Squalo Bianco. 
Lo Squalo della Groenlandia è soprannominato "squalo dormiente".
Nuota a circa 1,2 km/h, praticamente cammina nell'acqua. 
Può raggiungere i 5-7 metri di lunghezza, diventando grande quanto una limousine.
Cresce di circa 1 centimetro all'anno
Questo significa che raggiunge la "pubertà" e può riprodursi solo verso i 150 anni.
Vivere a 2.000 metri di profondità al buio richiede adattamenti particolari. 
I suoi tessuti contengono alte concentrazioni di ossido di trimetilammina (TMAO), che funge da antigelo naturale. 
Se un uomo mangiasse la sua carne fresca, subirebbe un'intossicazione.
Molti esemplari hanno dei piccoli crostacei parassiti attaccati alle cornee. 
Questi crostacei li rendono quasi ciechi, ma lo squalo non sembra curarsene: usa l'olfatto finissimo per orientarsi nel buio abissale.
Nonostante la lentezza, è un predatore opportunista. 
Nello stomaco di questi squali è stato trovato di tutto: pesci, foche e persino resti di orsi polari e renne
Si pensa che riesca a sorprendere le foche mentre dormono in acqua o che si nutra di carcasse che affondano dalla superficie.


martedì 29 gennaio 2013

Problema del giorno

Un padre dice a suo figlio:
"Fra due anni, io avrò il doppio della tua età.
Dieci anni fa, avevo il triplo della tua età."
Quanti anni hanno oggi il padre e il figlio?

SOLUZIONE
P = età padre F = età figlio

Fra 2 anni: P+2 = 2*(F+2)
quindi: P+2F+4
quindi: P= 2F+4-2
quindi: P= 2F + 2

10 anni prima:
P10 3(F10)
quindi: P10 3F30
quindi: 3F30
quindi: P = 3F20

quindi: P = 2F+2  P = 3F-20

quindi: 2F+2 = 3F-20
quindi: 2+20 = 3F-2F
quindi 22 = F
Quindi il FIGLIO ha 22 anni

Sostituendo il valore:
P= 2F+2  
P = (2*22)+2  
P=  44+2   
P=46

Il figlio ha 22 anni e il padre 46

lunedì 28 gennaio 2013

Il pianeta Giove

Se c'è un pianeta che merita il titolo di "Re del Sistema Solare", quello è sicuramente Giove
Non è solo una palla di gas; è quasi una stella fallita, un gigante che protegge la Terra e un piccolo sistema solare a sé stante.
La prima cosa da capire è che su Giove non si potrebbe mai "atterrare". 
Non c'è una superficie solida. 
È composto quasi interamente da idrogeno ed elio, proprio come il Sole.
Qualora si tentasse di tuffarsi dentro, si cadrebbe attraverso strati di gas sempre più densi e caldi, finché la pressione non diventerebbe così forte da trasformare l'idrogeno in un metallo liquido. 
Giove è così grande che potrebbe contenere circa 1.300 Terre
Se la Terra fosse paragonabile ad una moneta da un euro, Giove sarebbe grande come un pallone da basket. 
Guardando una foto di Giove, la prima cosa che si nota è quell'enorme "occhio" rossastro. 
Si chiama Grande Macchia Rossa ed è un anticiclone (una tempesta gigante) che infuria da almeno 300 anni. 
- Dimensioni: è così grande che potrebbe inghiottire l'intera Terra senza problemi.
- Venti: all'interno, i venti soffiano a velocità pazzesche, superando i 400 km/h.
- Colori: le strisce colorate che si vedono su tutto il pianeta sono nubi di cristalli di ammoniaca e idrosolfuro di ammonio, modellate da venti che soffiano in direzioni opposte.
Si deve essere molto grati a Giove. 
Grazie alla sua enorme forza di gravità, agisce come uno scudo per la Terra. 
Molte comete o asteroidi che potrebbero colpire la Terra vengono "catturati" o deviati dalla gravità di Giove, che li risucchia o li spara fuori dal Sistema Solare.
Giove non è solo. Attorno a lui orbitano decine di lune (se ne contano quasi 100). 
Le quattro più famose sono le Lune Galileiane, scoperte da Galileo Galilei nel 1610:
- Io: il corpo più attivo del sistema solare, pieno di vulcani che sparano zolfo nello spazio.
- Europa: una palla di ghiaccio che, sotto la crosta, nasconde probabilmente un oceano di acqua liquida. 
- Ganimède: la luna più grande di tutto il sistema solare.
- Callisto: una delle superfici più antiche e piene di crateri che esistano.
Giove è un mondo estremo: ruota su se stesso velocissimo (un giorno dura meno di 10 ore), ha un campo magnetico potentissimo che genera aurore boreali spettacolari e governa l'equilibrio della nostra "famiglia" planetaria.
Filastrocca per memorizzare i pianeti dal più vicino al più lontano dal Sole.
Mercurio e Venere: i primi della schiera
Terra e Merte: la nostra frontiera
Giove e Saturno: giganti nel turno
Urano e Nettuno: il freddo notturno


domenica 27 gennaio 2013

Monte Roraima

Si immagini un’isola che invece di galleggiare nell'oceano, galleggi tra le nuvole. 
Ecco, il Monte Roraima è esattamente questo. 
Si trova al confine tra Venezuela, Brasile e Guyana, ed è uno dei posti più assurdi e affascinanti del nostro pianeta. 
Non è la solita montagna, è un "mondo perduto" nel tempo, dove piove... e tanto! 
Il Roraima è un Tepui, che in lingua indigena significa "casa degli dei". 
È un enorme altopiano piatto, lungo circa 15 km, con pareti verticali alte fino a 400 metri. 
Sembra un gigantesco tavolo di pietra appoggiato sulla giungla.
È una delle formazioni geologiche più antiche della Terra. 
Poiché la cima è isolata dal resto del mondo da pareti invalicabili, lassù l’evoluzione ha preso una strada tutta sua e ci sono piante carnivore uniche che non esistono altrove. 
Lassù non c’è terra soffice, ma distese di roccia nera scavate dal vento e dalla pioggia in forme bizzarre.
Ci sono:
- valli di cristallo: il suolo è letteralmente ricoperto di cristalli di quarzo.
- piscine naturali: pozze d'acqua gelida e limpidissima scavate nella roccia.
- nuvole costanti: dato che è altissimo (circa 2.810 metri), è quasi sempre avvolto dalla nebbia, il che lo rende spettrale e magico.
Piove quasi ogni giorno. 
Tutta quell'acqua scivola giù dai bordi del "tavolo" creando cascate altissime che sembrano fili d'argento sospesi nel vuoto.
È un posto dove la natura si è fermata, protetta dalla sua stessa altezza. 
Curiosità: questo posto ha ispirato Sir Arthur Conan Doyle per il suo romanzo Il mondo perduto (quello con i dinosauri) e ha dato l'idea alla Pixar per le "Cascate Paradiso" nel film Up.


sabato 26 gennaio 2013

Problema del giorno

Un albergo ha 100 camere, numerate da 1 a 100.
Ogni mattina una persona deve svolgere una semplice operazione: 
• se una porta è chiusa la apre 
• se una porta è aperta la chiude
Il primo giorno apre tutte le porte.
Il giorno dopo apre solo quelle che hanno un numero che è multiplo di 2.
Il terzo giorno apre solo quelle che hanno un numero che è multiplo di 3.
Il quarto giorno apre solo quelle che hanno un numero che è multiplo di 4 e così via fino al centesimo giorno compreso. 
Quale numero di porte resteranno aperte dopo cento giorni?
SOLUZIONE
Le 100 porte sono tutte inizialmente chiuse.
Prendiamo una porta qualsiasi, ad esempio la porta 12.
Ogni volta che viene toccata, la porta cambia stato:
• se viene toccata un numero pari di volte → torna chiusa
• se viene toccata un numero dispari di volte → torna aperta
Quindi la soluzione è vedere quanti divisori ha un numero.
I divisori dei numeri normalmente vengono a coppie.
Esempio: 
il numero 12 ha 6 divisori (1,2,3,4,6,12) → numero pari quindi porta chiusa
il numero 16 ha un numero dispari di divisori (1,2,4,8,16) quindi porta aperta.
Il numero 16 è un quadrato perfetto (4 x 4), cioè con divisori dispari.
Le porte aperte sono:1, 4, 9, 16, 25, 36, 49, 64, 81, 100
Una porta resta aperta se il suo numero ha un numero dispari di divisori → cioè se è un quadrato perfetto.

venerdì 25 gennaio 2013

Problema del giorno

Hai 8 palline apparentemente identiche.
Una di queste è leggermente più pesante delle altre, ma non sai quale.
Hai a disposizione una bilancia a due piatti (senza pesi).
Qual è il numero minimo di pesate necessarie per essere sicuro di individuare la pallina più pesante?

SOLUZIONE:
Il numero minimo di pesate è 2.

Ecco come procedere:
1. Dividere le 8 palline in 3 gruppi:
3 palline
3 palline
2 palline

Prima pesata: mettere sulla bilancia 3 palline su un piatto e 3 palline sull'altro piatto.
Se uno dei due piatti è più pesante → significa che la pallina è lì.
Se pesano uguale → la pallina è nel gruppo da 2 palline fuori della bilancia

Seconda pesata:
Se la pallina è in un gruppo da 3 → pesare 1 pallina e 1 pallina
Se una è più pesante → trovata
Se sono uguali → è la terza
Se invece è nel gruppo da 2 palline → pesare 1 pallina e 1 pallina → trovata

In ogni caso bastano 2 pesate.

giovedì 24 gennaio 2013

La Biblioteca di Alessandria

Era uno dei più grandi centri di conoscenza della storia… purtroppo andato perduto.
Era una gigantesca biblioteca nell’antico Egitto, nella città di Alessandria
Conteneva centinaia di migliaia di rotoli (libri dell’epoca).  
Cosa la rendeva speciale? 
Raccoglieva il sapere da tutto il mondo antico. 
Scienziati, filosofi e studiosi lavoravano lì. 
Si cercava di conservare tutta la conoscenza umana.
Non si sa cosa sia  successo con certezza, ma incendi, guerre, decadenza, portarono alla sua distruzione nel tempo.
Molti testi antichi sono andati persi per sempre. 
Alcune conoscenze potrebbero essere scomparse con essa.


mercoledì 23 gennaio 2013

La Propriocezione

Immaginiamo di chiudere gli occhi e di riuscire comunque a toccarci il naso con un dito senza sbagliare. 
Oppure di sapere se il braccio è piegato o disteso anche senza guardarlo. 
Quel "sapere interno" si chiama propriocezione ed è ciò che spesso viene chiamato “sesto senso”.
La propriocezione è la capacità del corpo di percepire la posizione, il movimento e la forza dei propri muscoli e delle articolazioni
Non è magia: è un sistema molto concreto fatto di sensori sparsi nel corpo (nei muscoli, nei tendini e nelle articolazioni) che inviano continuamente informazioni al cervello.
Possiamo pensarla come un sistema GPS interno. 
Mentre gli occhi dicono cosa c’è fuori, la propriocezione dice dove siamo nello spazio.
Dentro i muscoli ci sono dei recettori specializzati che "sentono" quanto il muscolo è allungato o contratto. 
Nei tendini ce ne sono altri che percepiscono la tensione. 
Tutti questi segnali viaggiano fino al cervello, che li integra in tempo reale e costruisce una mappa del corpo.
Quindi si può:
- camminare senza guardare i piedi
- scrivere senza fissare continuamente la mano
- mantenere l’equilibrio anche su una superficie instabile
La propriocezione lavora insieme ad altri sistemi, come:
- la vista
- l’equilibrio (gestito dall’orecchio interno)
Ma è fondamentale soprattutto quando la vista non basta o non c’è. 
Senza propriocezione, anche azioni semplici diventerebbero difficili e goffe.
Se chiudiamo gli occhi e proviamo a sollevare un braccio lentamente, anche senza guardare, sappiamo esattamente dov’è. 
Quella sensazione non viene dagli occhi: è la propriocezione in azione.
Non è un senso "misterioso" come nei film, ma è diverso dai cinque sensi classici (vista, udito, tatto, gusto, olfatto) perché non percepisce il mondo esterno, ma il  corpo dall’interno.
In breve: la propriocezione è il motivo per cui il corpo non è mai "al buio" rispetto a se stesso.


martedì 22 gennaio 2013

Serendipità

La serendipità (sostantivo femminile) non è solo "fortuna sfacciata". 
È quel fenomeno per cui si fa una scoperta imprevista e felice mentre si stava cercando qualcos'altro. 
La differenza, sottile ma fondamentale, è questa:
Fortuna: vincere alla lotteria 
Serendipità: facendo una ricerca, si commette un errore o si prende una strada sbagliata e si trova una soluzione a un problema che non si sapeva nemmeno di avere.
La storia della scienza è piena di questi "errori fortunati". 
Il caso più celebre è quello di Alexander Fleming.
Fleming stava studiando dei batteri, ma era un tipo un po' disordinato. 
Partì per le vacanze lasciando alcune capsule aperte in laboratorio. 
Al suo ritorno, notò che in una di queste era cresciuta della muffa e che, intorno a quella muffa, i batteri erano morti. 
Invece di dire: "Uffa, si è contaminato tutto, devo buttare via il campione", si chiese: "Perché quei batteri sono morti?".
Da quel "pasticcio" nacque la penicillina, che ha salvato milioni di vite.
In breve, la serendipità è l'arte di trovare quello che non si stava cercando, rendendosi conto che è molto meglio di quello che si voleva trovare all'inizio.


lunedì 21 gennaio 2013

Problema del giorno

8 persone devono attraversare un ponte di notte.
Hanno: una sola torcia e il ponte è troppo pericoloso per attraversarlo senza luce.
Vincoli:
al massimo 2 persone possono attraversare insieme;
quando due persone attraversano insieme, camminano alla velocità della più lenta;
la torcia deve sempre essere riportata indietro.
Tempi di attraversamento:
Persona A → 1 minuto
Persona B → 2 minuti
Persona C → 5 minuti
Persona D → 10 minuti
Qual è il tempo minimo necessario per far attraversare tutti?

SOLUZIONE
Persone:
A = 1 min
B = 2 min
C = 5 min
D = 10 min 
A e B attraversano insiem Tempo: 2 minuti Totale:2 minuti
A torna indietro con la torcia Tempo:1 minuto Totale:3 minuti
C e D attraversano insieme Tempo:10 minuti Totale:13 minuti 
B torna indietro solo Tempo:2 minuti Totale:15 minuti 
A e B attraversano di nuovo Tempo:2 minuti Totale: 17 minuti

domenica 20 gennaio 2013

Nikola Tesla

Nikola Tesla è uno degli uomini più geniali e sottovalutati della storia.
Inventore e ingegnere vissuto tra '800 e '900, nato nell’attuale Croazia e attivo soprattutto negli Stati Uniti, ha sviluppato il sistema di corrente alternata (quella che usiamo ancora oggi). 
Ha lavorato su radio, motori elettrici e trasmissione di energia.
Aveva idee persino sulla trasmissione di elettricità senza fili.
Molte delle tecnologie moderne esistono grazie alle sue intuizioni.
Tesla si scontrò con Thomas Edison: Edison sosteneva la corrente continua, Tesla la corrente alternata.
Alla fine vinse Tesla (anche se Edison rimase più famoso). 
Tesla diceva di visualizzare le invenzioni nella sua mente prima ancora di costruirle. 
Dormiva pochissimo (circa 2 ore a notte) e aveva una memoria fotografica fuori dal comune.
Morì povero e dimenticato, nonostante il suo genio. 
Solo dopo la morte è stato riconosciuto come uno dei più grandi inventori di sempre.


sabato 19 gennaio 2013

Problema del giorno

Un contadino deve attraversare un fiume con:
una volpe
una gallina
un sacco di grano

Ha una barca che può trasportare solo lui e un elemento alla volta.

Vincoli:
Se lascia volpe + gallina da sole → la volpe mangia la gallina
Se lascia gallina + grano da sole → la gallina mangia il grano

Come fa ad attraversare il fiume portando tutto dall’altra parte senza perdere nulla?

SOLUZIONE:
Porta la gallina dall’altra parte
Torna indietro da solo
Porta la volpe
Riporta indietro la gallina
Porta il grano
Torna indietro da solo
Porta la gallina
Il punto chiave è evitare le due situazioni pericolose:
volpe + gallina 
gallina + grano 
Per questo devi fare riportare indietro la gallina dopo aver portato la volpe.
La gallina è “l’elemento critico”:
è quella che può essere mangiata
ed è anche quella che mangia
Quindi va “spostata più volte” per tenere tutto sotto controllo.

venerdì 18 gennaio 2013

Problema del giorno

Hai un secchio da 5 litri e uno da 3 litri.
Non ci sono tacche o misurazioni intermedie.
Hai a disposizione acqua infinita.
Come puoi ottenere esattamente 4 litri d’acqua in un solo secchio? 
Puoi:
- riempirli completamente
- svuotarli
- oppure travasare acqua da uno all’altro.

SOLUZIONE
Riempio il vaso da 5 litri e resta vuoto quello da 3 litri (5-0)
Uso i 5 litri e riempio l'altro secchio per 3 litri, quindi restano 2 litri nel secchio grande e l'altro è pieno (2-3)
Svuoto il secchio con i 3 litri e restano 2 litri nel secchio grande e niente nell'altro (2-0)
Trasferisco i 2 litri dal secchio grande al secchio più piccolo (0-2)
Riempio totalmente il secchio da 5 litri e lascio l'altro secchio com'è (5-2)
Uso l'acqua del secchio grande per riempire il secchio piccolo, quindi solo con 1 litro (4-3)
Svuoto completamente il vaso da 3 litri 
Restano 4 litri nel secchio da 5 e l’altro vuoto (4-0)

giovedì 17 gennaio 2013

Il girasole

Il girasole, scientificamente noto come Helianthus annuus, rappresenta uno dei capolavori più affascinanti dell'ingegneria botanica. 
Sebbene appaia come un singolo, grande fiore, la realtà biologica è molto più complessa e sbalorditiva.
Quello che comunemente viene chiamato "fiore" è in realtà un'infiorescenza a capolino
Il girasole è un vero e proprio "condominio" di centinaia di piccoli fiori distinti:
Fiori del raggio: sono i petali gialli esterni. Hanno lo scopo di attirare gli impollinatori (api e farfalle) grazie al loro colore vivido. Sono fiori sterili.
Fiori del disco: sono le centinaia di minuscole strutture scure al centro. Ognuna di esse è un fiore completo che, una volta impollinato, produrrà un singolo seme (tecnicamente un frutto chiamato achenio).
Il nome "girasole" deriva dalla sua capacità di seguire il movimento del sole, un fenomeno chiamato eliotropismo
Nella fase giovanile solo i boccioli e le foglie giovani seguono il sole da est a ovest durante il giorno, resettandosi verso est durante la notte. 
Questo avviene grazie a un ormone vegetale, l'auxina, che causa una crescita asimmetrica dello stelo. 
Una volta che il fiore sboccia completamente, lo stelo si irrigidisce e il girasole smette di muoversi, rimanendo fissato verso est
Questa posizione permette al fiore di scaldarsi rapidamente al mattino, attirando più impollinatori rispetto ai fiori freddi.
Se si osserva attentamente la disposizione dei semi nel disco centrale, si nota una struttura geometrica ipnotica. 
I semi non sono disposti a caso, ma seguono schemi di spirali che si intersecano.
Il numero di queste spirali appartiene quasi sempre alla successione di Fibonacci (una serie numerica dove ogni numero è la somma dei due precedenti: 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34...). 
Questa configurazione matematica permette alla pianta di impacchettare il maggior numero possibile di semi nel minor spazio disponibile, senza lasciare lacune.
Il girasole non è solo bello, ma è una macchina di sopravvivenza:
Fitodepurazione: è una delle piante più efficaci nel "pulire" il suolo. Le sue radici possono assorbire metalli pesanti e sostanze inquinanti (come piombo o uranio), motivo per cui è stato piantato in zone colpite da disastri nucleari come Chernobyl o Fukushima.
Resistenza: la sua struttura robusta e il sistema radicale profondo gli permettono di tollerare periodi di siccità che ucciderebbero altre colture. 
Per concludere, il girasole è un esempio perfetto di come la natura unisca l'efficienza matematica, la strategia riproduttiva e la resilienza ambientale in un'unica, radiosa forma dorata.


mercoledì 16 gennaio 2013

Petricore

PETRICÒRE è un sostantivo maschile ed è quella sensazione fresca e un po' nostalgica che si sente quando piove dopo un periodo secco. 
Il termine è stato coniato nel 1964 da due scienziati. 
Deriva dal greco: petra = pietra e ichor = "icore" la linfa che scorreva nelle vene degli dei. 
Quando piove, l'acqua colpisce il terreno, libera nell'aria delle molecole prodotte da batteri del suolo (soprattutto actinomiceti) e queste molecole creano quell'odore così caratteristico.
L'odore è generato dalla "geosmina" (composto da batteri) e dall'ozono.
In breve è il profumo della pioggia.


martedì 15 gennaio 2013

Effetto Dunning-Kruger

L'Effetto Dunning-Kruger, deriva da David Dunning e Justin Kruger, i due psicologi che lo hanno teorizzato nel 1999. 
È la distorsione cognitiva per cui individui poco competenti in un campo, sovrastimano le proprie abilità, credendosi esperti, mentre chi è davvero competente tende a sottovalutarsi.
Immaginando una curva su un grafico, all'inizio di un percorso di apprendimento, c'è un picco altissimo che gli psicologi chiamano scherzosamente "La Vetta della Stupidità".
Quando si imparano le prime due nozioni su qualcosa, il cervello prova una scarica di soddisfazione. Non avendo ancora idea di quanto sia vasta la materia, si pensa di aver già capito tutto il necessario. Manca la "metacognizione", ovvero la capacità di rendersi conto dei propri limiti.
Man mano che si studia davvero, ci si rende conto di quanto sia complessa la realtà e si capisce che "più si sa, meno si sa". Gli esperti spesso pensano che, poiché una cosa è facile per loro, debba essere facile per tutti, finendo per sottostimarsi.
Bisogna essere curiosi e non presuntuosi. 
Se si pensa che un argomento sia "semplicissimo", probabilmente non lo si è approfondito abbastanza. 
È sempre utile chiedere il parere di chi ne sa davvero di più e accettare le correzioni.
Continuare a studiare è fondamentale. Più si impara, più la fiducia diventerà solida e basata su dati reali, non su una sensazione passeggera.


lunedì 14 gennaio 2013

Problema del giorno

Hai a disposizione due corde: non importa che dimensione hanno, che spessore hanno o di che materiale sono fatte.
L’importante è sapere che ciascuna delle due impiega esattamente 60 minuti per bruciare completamente da parte a parte.
Possono avere qualunque spessore o lunghezza e quindi non è detto che la fiamma arriverà a metà di ogni corda esattamente dopo 30 minuti. 
Com'è possibile calcolare esattamente 45 minuti bruciando entrambe le corde

SOLUZIONE
Occorre dare fuoco a entrambe le corde nello stesso istante: ma a una delle due corde si darà fuoco a entrambe le estremità. 
Quando quest’ultima corda sarà interamente bruciata saranno passati esattamente 30 minuti. 
A questo punto, per calcolare i 15 minuti restanti è sufficiente dare fuoco all’altra estremità della corda che ha bruciato da un solo lato e che, quindi, ha impiegato 30 minuti per bruciare. 
Per bruciare impiegherà esattamente 15 minuti (30 diviso 2) e saranno passati 45 minuti in totale.

domenica 13 gennaio 2013

Freddie Mercury

Freddie Mercury (pseudonimo di Farrokh Bulsara) nato a Zanzibar il 5 settembre 1946 – scomparso il 24 novembre 1991) non è stato solo il frontman dei Queen; è stato una forza della natura che ha ridefinito i confini della musica. 
In soli 45 anni di vita, ha trasformato il rock in un'esperienza teatrale e immortale.
Ciò che rendeva Freddie Mercury irripetibile era una combinazione rarissima di talento tecnico e carisma magnetico. 
Una voce fuori dal comune. La sua estensione vocale copriva quasi quattro ottave, permettendogli di spaziare da baritono a soprano con una naturalezza disarmante. 
Un dettaglio fisico celebre erano i suoi quattro incisivi superiori in più (iperdontia). Rifiutò sempre di correggerli: era convinto che la particolare conformazione della sua bocca fosse il segreto della risonanza e del timbro unico della sua voce. Per Freddie, la musica veniva prima della vanità. 
Sul palco era immenso: poteva far cantare all'unisono 100.000 persone con un solo gesto della mano, una capacità di coinvolgimento che ha raggiunto il suo apice durante il leggendario Live Aid del 1985. 
Laureato in Arte e Graphic Design, Mercury curava personalmente l'identità visiva della band, dal celebre stemma dei Queen ai costumi iconici, fondendo musica e arte visiva in un unico marchio globale. 
Il logo dei Queen, noto come Queen Crest, è un piccolo capolavoro di araldica moderna. Freddie voleva qualcosa che trasmettesse un senso di regalità, eleganza e identità forte. Il significato dei singoli elementi, è basato sui segni zodiacali dei quattro membri della band:
- i due Leoni: rappresentano John Deacon (bassista) e Roger Taylor (polistrumentista), entrambi nati sotto il segno del Leone. Sono posizionati ai lati della corona e poggiano le zampe su una grande lettera "Q".
- il Granchio: rappresenta Brian May (chitarrista), nato sotto il segno del Cancro. Si trova proprio sopra la lettera "Q", nel centro.
- le due Fate (o Angeli): rappresentano Freddie Mercury, nato sotto il segno della Vergine. Si trovano sotto i leoni, ai piedi della composizione.
- la Fenice: sovrasta l'intero stemma con le ali spiegate. È il simbolo dell'immortalità, della rinascita e dell'energia eterna della loro musica (un elemento che col tempo è diventato profetico).
La lettera "Q" sta ovviamente per Queen, mentre la corona all'interno simboleggia lo stile maestoso e l'ambizione della band di diventare i "re" del rock.
L'eredità di Freddy Mercury è scolpita in brani che hanno sfidato le convenzioni dell'epoca: 
Bohemian Rhapsody (1975) è una composizione coraggiosa che fonde ballata, opera e hard rock. Nonostante i dubbi dei produttori sulla sua lunghezza (5 min e 55 sec), divenne il manifesto della genialità di Mercury. 
Nonostante la malattia, Freddie continuò a incidere musica fino ai suoi ultimi giorni, lasciando capolavori di rara intensità emotiva come "The Show Must Go On", pubblicata poco prima della sua scomparsa a causa di complicazioni legate all'AIDS.


sabato 12 gennaio 2013

Il supplizio di Tantalo

Il supplizio di Tantalo è uno dei miti più efficaci della mitologia greca per spiegare l’idea di punizione eterna legata al desiderio insoddisfatto. 
Tantalo non era un "comune mortale" qualsiasi; era un figlio di Zeus e godeva del privilegio rarissimo di cenare alla tavola degli dei sull'Olimpo. 
Ma Tantalo tradì questa fiducia in vari modi e arrivò perfino ad uccidere il figlio Pelope e cucinarlo, come estremo atto per testare se gli dei potessero essere ingannati dai sensi materiali (il gusto e la vista). 
Tantalo voleva mettere alla prova l’onniscienza divina e voleva dimostrare che gli dei non fossero realmente superiori agli uomini in termini di conoscenza. 
Pensava: "Se sono davvero onniscienti, riconosceranno la carne umana. Se non lo faranno, allora sono dei truffatori e io sono più furbo di loro".
Quasi tutti gli dei capirono immediatamente l'inganno e restarono inorriditi.
Gli dèi lo punirono in modo esemplare nell’oltretomba. 
Tantalo viene immerso in un lago con l’acqua fino al mento, ma ogni volta che cerca di bere, l’acqua si ritira. 
Sopra la sua testa pendono rami carichi di frutta, ma quando prova ad afferrarli, si allontanano.
In altre parole, è circondato da ciò che desidera (acqua e cibo) ma non potrà mai raggiungerli. 
In breve il supplizio di Tantalo non è solo una storia crudele, ma una potente metafora della condizione umana quando il desiderio non può mai essere soddisfatto, anche se sembra a portata di mano.


venerdì 11 gennaio 2013

Lago Hillier

È un caratteristico lago salato situato su Middle Island, nell'arcipelago Recherche al largo della costa meridionale dell'Australia Occidentale. 
Famoso per le sue acque di colore rosa acceso e permanente, è circondato da una foresta di eucalipti. 
La tonalità rosa, che persiste anche in una bottiglia, è probabilmente causata da un mix di microalghe e batteri presenti nella crosta di sale, che producono carotenoidi. 
È un lago piccolo circa 600 metri e largo 250. 
Il modo migliore per vederlo è tramite voli panoramici. 
Essendo all'interno di una riserva naturale protetta, l'accesso è limitato e vietato, rendendo la vista aerea l'opzione principale. 
A differenza di altri laghi che cambiano colore in base alla stagione, il Lago Hillier mantiene il suo colore rosa vivace tutto l'anno. Nonostante il colore "strano", l'acqua non è tossica (anche se non è proprio il caso di berla).


giovedì 10 gennaio 2013

Il polpo

Il polpo è uno degli animali più sorprendenti degli oceani, un vero prodigio dell'evoluzione.
Sebbene appartenga ai molluschi cefalopodi (lo stesso gruppo di calamari, seppie e nautili) possiede capacità cognitive e fisiche che lo distinguono nettamente dal resto degli invertebrati. 
Quando immaginiamo un cervello, pensiamo a un unico centro di comando. 
Nel polpo, la realtà è molto più complessa: possiede circa 500 milioni di neuroni, ma la loro distribuzione sfida i modelli biologici tradizionali.
Il Cervello Centrale, situato tra gli occhi, è tra i più grandi in proporzione al corpo tra gli invertebrati. Coordina comportamenti complessi come la caccia, la fuga e l'apprendimento.
La vera particolarità è che circa due terzi dei neuroni non si trovano nella testa, ma sono distribuiti nei tentacoli. Ogni braccio possiede una rete nervosa autonoma.
Questa intelligenza distribuita significa che i tentacoli non sono semplici "strumenti", ma strutture semi-autonome capaci di percepire l'ambiente, esplorare e manipolare oggetti senza un controllo diretto e continuo del cervello centrale.
È come se ogni braccio avesse una propria "intelligenza locale", mentre il cervello centrale si occupa di dirigere la strategia generale.
Grazie a questa organizzazione, il polpo manifesta abilità rare:
- sono stati osservati mentre utilizzano gusci di noce di cocco come rifugio.
- possono svitare coperchi di barattoli e aprire conchiglie.
- imparano dall'esperienza e tramite l'osservazione dei propri simili.
Oltre all'intelligenza, il polpo possiede capacità fisiche straordinarie per sopravvivere ai predatori.
A differenza degli esseri umani, i polpi hanno il sangue blu. Questo colore è dovuto all'emocianina, una molecola che utilizza il rame (invece del ferro dell'emoglobina) per trasportare l'ossigeno, risultando più efficiente in acque fredde e povere di ossigeno.
Per pompare questo sangue in tutto il corpo e verso le branchie, il polpo dispone di ben tre cuori.
Grazie a  cellule specializzate, i cromatofori, possono cambiare colore e modificare la texture della pelle istantaneamente per imitare l'ambiente circostante.
Se minacciato, espelle una nube scura per confondere gli aggressori e guadagnare tempo per la fuga.
In caso di perdita di un tentacolo, il polpo ha la capacità di rigenerarlo completamente nel tempo.


mercoledì 9 gennaio 2013

Maratona

La Maratona è una delle prove più dure e affascinanti al mondo. 
È una corsa di 42,195 km.
Tutto nasce nell’antica Grecia, nella piana di Maratona
Gli Ateniesi avevano appena sconfitto l'esercito persiano in una battaglia epica. 
La leggenda narra di un messaggero, Filippide, che corse senza sosta da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria.
Dopo aver detto "Abbiamo vinto!"… morì per lo sforzo.
La maratona si corre per i primi 30 km con le gambe, per i successivi 10 con la testa e per gli ultimi 2 con il cuore
Verso la fine, il corpo urla di fermarsi. 
Qui entrano in gioco le endorfine e la dopamina, ma soprattutto la capacità psicologica di dissociare il dolore dalla prestazione. 
È una battaglia tra la biologia che vuole sopravvivere e la volontà che vuole arrivare al traguardo.
La Maratona, quindi, non è solo fisica: serve resistenza mentale enorme e molti la corrono per sfida personale, non per vincere.


martedì 8 gennaio 2013

La notte stellata

La Notte Stellata (1889) non è un paesaggio dipinto dal vivo.
Vincent van Gogh lo realizzò a memoria e con un pizzico di immaginazione, mentre si trovava nel manicomio di Saint-Paul-de-Mausole, in Francia. 
Dalla sua finestra vedeva la campagna, ma quello che ha dipinto è come lui sentiva il mondo in quel momento.
Van Gogh ha dipinto il cielo proprio così.
Quelle onde giganti al centro non sono nuvole vere. Sono il segno che per lui la natura era viva, potente e un po' spaventosa.
Ha usato un giallo quasi elettrico per la Luna e le stelle perché voleva che "urlassero" nel buio. 
Per lui, la luce era speranza.
Quell'affare scuro che sembra un fuoco nero è un cipresso.
È l'unica cosa che unisce la terra al cielo.
Spesso i cipressi si trovano nei cimiteri, quindi rappresenta il pensiero della morte, ma anche il desiderio di Vincent di "volare via" verso le stelle per trovare pace.
In basso, le casette sono piccole, scure e tranquille. Mentre il cielo fa un baccano incredibile con i suoi colori e i suoi vortici, il mondo degli uomini dorme e non si accorge di nulla. 
È come se Van Gogh volesse dire: "Io vedo una magia (o un caos) che tutti gli altri ignorano".
In breve: Van Gogh era chiuso in una stanza d'ospedale, stava male e si sentiva solo. Invece di dipingere una stanza triste, ha guardato fuori e ha immaginato un universo che danza. Ha trasformato la sua solitudine in un'esplosione di energia che ancora oggi, dopo più di 130 anni, ci fa restare a bocca aperta.


lunedì 7 gennaio 2013

La Fenice

Il mito della Fenice, noto anche come "Uccello di Fuoco", rappresenta uno dei simboli più potenti e duraturi della cultura universale. 
Per comprenderne l’essenza, occorre analizzare le caratteristiche che lo hanno reso l’emblema della resilienza e del rinnovamento continuo
Nelle descrizioni classiche, la Fenice viene rappresentata come un uccello maestoso, simile a un'aquila o a un airone, caratterizzato da un piumaggio splendente dai colori dell’oro, del rubino e del porpora. 
A differenza di altre creature mitologiche, la Fenice è considerata un essere unico: non esiste una specie di Fenici, ma un solo esemplare che vive per cicli di tempo lunghissimi (spesso quantificati in 500 anni). 
L'aspetto centrale della narrazione risiede nella modalità con cui questa creatura affronta la fine della propria esistenza. 
Giunta al termine della sua vita, la Fenice costruisce un nido utilizzando rami di piante aromatiche e resine pregiate, come la cannella, la mirra e l'incenso
Grazie all'azione del calore solare o allo sfregamento delle proprie ali, il nido prende fuoco. 
La Fenice si lascia consumare dalle fiamme, riducendosi interamente in cenere. 
Dalle ceneri ancora calde non nasce un nuovo individuo, ma risorge la Fenice stessa, rinvigorita e dotata di una nuova giovinezza. 
La Fenice insegna che per evolversi è necessario accettare la fine di una fase. 
Rappresenta la capacità umana di superare un trauma o un fallimento, uscendone fortificati. 
La Fenice non sconfigge la morte evitandola, ma la attraversa per trasformarla in un nuovo inizio. 
È il trionfo della persistenza della vita sulla distruzione.