Il Conte di Montecristo è la storia di vendetta per eccellenza.
L'autore è Alexandre Dumas, uno dei più grandi narratori francesi, maestro nel creare storie coinvolgenti.
Siamo a Marsiglia, nel 1815. Edmond Dantès è il ragazzo che tutti vorrebbero essere: è giovane, sta per diventare capitano di una nave e sta per sposare la bellissima Mercédès. Praticamente è al settimo cielo.
Ma il successo attira tre persone che lo incastrano per invidia, facendolo passare per un cospiratore bonapartista, proprio nel giorno del suo matrimonio.
Edmond viene sbattuto nel Castello d’If, una prigione terribile su un’isola da cui non si esce vivi.
Edmond passa anni nel buio totale, finché non incontra l'Abate Faria, un altro prigioniero che sta scavando un tunnel, ma ha sbagliato direzione e finisce nella cella di Edmond.
Faria diventa il suo mentore: gli insegna storia, lingue, matematica e, soprattutto, lo aiuta a capire chi lo ha incastrato.
Prima di morire, l'Abate gli rivela un segreto: un tesoro immenso nascosto sull'isola di Montecristo.
Edmond riesce a evadere con un colpo di scena da brividi.
Si sostituisce al cadavere dell'Abate nel sacco funebre, viene gettato in mare e recupera l'oro.
Anni dopo, a Parigi compare un misterioso nobile: il Conte di Montecristo.
È ricchissimo, colto, algido e sembra sapere tutto di tutti.
I suoi tre nemici ora sono ai vertici della società.
Danglars: diventato un banchiere miliardario.
Fernand: che ha sposato Mercédès (sì, la ex di Edmond!) ed è un generale pluridecorato.
Villefort: il magistrato che lo condannò, ora potentissimo procuratore del Re.
Edmond non usa una pistola per ucciderli. Usa i loro stessi segreti e le loro debolezze.
A Danglars prosciuga il patrimonio, portandolo alla bancarotta e alla fame.
Di Fernand svela il passato da traditore, togliendogli l'onore e spingendolo al suicidio.
Con Villefort gioca una partita psicologica devastante che coinvolge la sua famiglia e lo fa letteralmente impazzire.
Il bello del libro è che Edmond, a un certo punto, inizia a sentirsi la "mano di Dio". Ma la vendetta è una lama a doppio taglio: colpisce anche degli innocenti e lui finisce per dubitare di se stesso.
Alla fine, capisce che non può trovare la felicità nel distruggere gli altri.
Se ne va verso l'orizzonte con una nuova compagna, lasciando un'ultima lezione: "Tutta l'umana saggezza è racchiusa in queste due parole: aspettare e sperare."

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