Il supplizio di Tantalo è uno dei miti più efficaci della mitologia greca per spiegare l’idea di punizione eterna legata al desiderio insoddisfatto.
Tantalo non era un "comune mortale" qualsiasi; era un figlio di Zeus e godeva del privilegio rarissimo di cenare alla tavola degli dei sull'Olimpo.
Ma Tantalo tradì questa fiducia in vari modi e arrivò perfino ad uccidere il figlio Pelope e cucinarlo, come estremo atto per testare se gli dei potessero essere ingannati dai sensi materiali (il gusto e la vista).
Tantalo voleva mettere alla prova l’onniscienza divina e voleva dimostrare che gli dei non fossero realmente superiori agli uomini in termini di conoscenza.
Pensava: "Se sono davvero onniscienti, riconosceranno la carne umana. Se non lo faranno, allora sono dei truffatori e io sono più furbo di loro".
Quasi tutti gli dei capirono immediatamente l'inganno e restarono inorriditi.
Gli dèi lo punirono in modo esemplare nell’oltretomba.
Tantalo viene immerso in un lago con l’acqua fino al mento, ma ogni volta che cerca di bere, l’acqua si ritira.
Sopra la sua testa pendono rami carichi di frutta, ma quando prova ad afferrarli, si allontanano.
In altre parole, è circondato da ciò che desidera (acqua e cibo) ma non potrà mai raggiungerli.
In breve il supplizio di Tantalo non è solo una storia crudele, ma una potente metafora della condizione umana quando il desiderio non può mai essere soddisfatto, anche se sembra a portata di mano.

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