Socrate, filosofo dell'antica Grecia, non è stato un professore polveroso, ma piuttosto il "rompiscatole" più geniale della storia.
"So di non sapere" è la sua frase chiave: mentre tutti gli altri filosofi del tempo facevano a gara a chi ne sapeva di più, Socrate sosteneva che la vera sapienza iniziasse dal riconoscimento della propria ignoranza.
Solo chi ammette di non sapere nulla è spinto a cercare la verità.
Chi crede di avere già la verità in tasca, invece, è mentalmente pigro e arrogante.
Socrate diceva spesso di aver ereditato il mestiere da sua madre, che era un'ostetrica.
Ma mentre lei aiutava a far nascere i bambini, lui aiutava le persone a far partorire le idee.
Non teneva lezioni, ma insegnava facendo una raffica di domande mirate, portava il suo interlocutore a contraddirsi e poi, lentamente, a trovare la risposta dentro di sé.
Socrate non "insegnava" nulla; costringeva l'altro a pensare con la propria testa.
Per Socrate, la cosa più importante non erano i soldi, la fama o il potere, ma la salute della propria anima.
Com'è comprensibile, Socrate finì per farsi molti nemici.
Fu accusato di corrompere i giovani e di non credere agli dei della città.
Invece di scappare o ritrattare, accettò la condanna a morte bevendo la cicuta.
Per lui la coerenza verso le proprie leggi e la propria missione educativa era più importante della vita stessa.
Morì per difendere il diritto di ogni uomo a farsi domande.
Socrate ha insegnato che la filosofia non è un manuale di risposte, ma lo sforzo costante di farsi le domande giuste.

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